Sei seduto alla scrivania, dovresti lavorare, ma non riesci a entrarci. Scorri, riordini le cose, controlli le email. A fine giornata sei stato occupato, ma non hai concluso niente di concreto.
Questo articolo ti dà la via d’ingresso come un’unica sequenza fissa, dal corpo a un obiettivo scritto. Trovi anche cosa fare quando l’avvio non riesce lo stesso. E vedi perché è più facile entrare nel blocco successivo.
Perché è così difficile entrare in deep work?
Il deep work non si accende da solo. La tua testa è ancora sull’ultimo compito, e tutto ciò che hai intorno la tira da ogni lato. Quindi lo stato lo prepari, invece di aspettarlo.
Il passaggio stesso è lavoro vero. Sophie Leroy lo ha studiato in due esperimenti (Organizational Behavior and Human Decision Processes, 2009). Lo riassume così (tradotto).
«Le persone devono smettere di pensare a un compito per spostare tutta l’attenzione su un altro e lavorarci bene.»
A questo serve la preparazione. Elimina in anticipo ogni interruzione e distrazione e porta corpo e mente nel miglior stato possibile. Il flow è lo scopo dell’intera sequenza, non la condizione per iniziare.
Controlla il tuo corpo prima di sederti
La preparazione inizia da te, non dalla scrivania. Se sei stanco, nessuna sequenza di avvio ti aiuterà. Quindi considera questo controllo il prerequisito.
Prima di ogni blocco chiediti onestamente se sei sveglio e se riesci a pensare chiaramente. Non mentirti, perché la risposta decide il tuo blocco:
| Il tuo stato | Il tuo blocco |
|---|---|
| In forma | 45 o 90 minuti, a piena potenza |
| Non del tutto in forma | Blocco più breve o prima attivare il corpo |
| Estremamente stanco | Pisolino breve (10-20 min.) o rimandare il blocco |
Tre piccole cose aiutano, in quest’ordine. Mangia poco o niente prima del blocco, arieggia la stanza per tre minuti e bevi un bicchiere d’acqua. Il tuo corpo deve essere occupato a pensare, non a digerire.
L’ultimo passo per il corpo arriva subito prima del blocco, non 30 minuti prima. Uno o due minuti di mini allenamento bastano, per esempio 50 jumping jack o 20 squat. Il mini allenamento sveglia il corpo per il lavoro.
Elimina tutto ciò che può tirarti fuori
Quando il corpo è pronto, passa a tutto ciò che hai intorno. Ogni interruzione che elimini prima che parta il timer è una che non devi combattere durante il blocco. La maggior parte è prevedibile ed evitabile, e il telefono viene per primo.
- Telefono: spento e nascosto in un cassetto o un armadio in un’altra stanza, non solo in silenzioso.
- Silenzio: finestre e porte chiuse; di’ alle persone intorno a te che non sei disponibile.
- Scrivania: solo monitor, tastiera, mouse, blocco note e penne, illuminazione, un bicchiere d’acqua.
- Computer: chiudi email, chat, social media e ogni app e scheda che non ti serve; attiva la modalità Non disturbare.
- Due fogli: un foglio di protocollo bianco per obiettivo e passi di lavoro. Un foglio dei pensieri bianco per parcheggiare i pensieri vaganti; penna pronta.
- Tappi per le orecchie o cuffie: come scudo contro il rumore, niente musica.
Ward, Duke, Gneezy e Bos hanno condotto due esperimenti. La sola presenza del proprio smartphone ha ridotto la capacità cognitiva disponibile delle persone.
L’effetto era più forte in chi dipendeva di più dal telefono (Journal of the Association for Consumer Research, 2017). Una meta-analisi del 2023 su 22 studi ha trovato nel complesso solo un effetto piccolo (Böttger, Poschik & Zierer, Behavioral Sciences).
Per me modalità aereo e Non disturbare non bastavano. Ogni volta che il telefono entrava nel mio campo visivo, pensavo alle notifiche. Ora è spento, in un cassetto nell’ingresso.
Sul computer chiudi prima i programmi del compito precedente. Così niente sullo schermo ti tiene nel vecchio compito.
Passa alla modalità lavoro con un minuto di respirazione
Dopo tutto questo, la tua testa è ancora in modalità preparazione. La respirazione è la transizione consapevole dal preparare al lavorare.
Prima però vai in bagno. Hai appena bevuto acqua e ti sei mosso, quindi vai adesso, non a metà blocco.
Chiudi gli occhi e usa la respirazione quadrata. Inspira contando fino a 4, trattieni per 4, espira per 4, trattieni per 4, poi ricomincia. Uno o due minuti oppure 10 cicli di respiro bastano.
La respirazione libera la mente dai pensieri rimasti dalla preparazione, così inizi il compito con la mente lucida. Sembra ridicolo all’inizio. Fallo lo stesso.
Decidi sulla musica e imposta il timer
Con la mente lucida, due decisioni rapide aprono il blocco. Prima la musica: lasciala perdere, perché la musica occupa capacità mentale che ti serve per il compito. Le cuffie restano come scudo.
Poi imposta il timer, il tuo segnale di partenza. Il timer dice al cervello che il lavoro ha una fine, e questo facilita l’inizio, specialmente con compiti sgradevoli. Scegli la durata del blocco in base al tuo stato attuale:
- 90 minuti: massima forma e motivazione.
- 45 minuti: in forma, concentrato, motivato. Ideale.
- 35 minuti: una via di mezzo; 45 minuti sembrano troppo.
- 25 minuti: oggi distratto.
- 15 minuti: molto demotivato; meglio di niente.
Percorri questa lista dall’alto in basso e fermati alla durata che ti sembra ancora fattibile. Per compiti creativi scegli un blocco più lungo, così non vieni tirato fuori dal flow. Per compiti di routine scegline uno più breve.
Nel dubbio, comincia più breve. Puoi sempre sforare.
Scrivi il tuo obiettivo, poi comincia
Il timer corre, e ora il blocco ha bisogno di un traguardo. Un obiettivo solo nella testa resta vago, ma scriverlo su carta ti tira dentro il compito. È il momento in cui entri in deep work.
- Scrivi l’obiettivo finale come uno stato già raggiunto: «L’articolo è pubblicato», non «Scrivere l’articolo».
- Aggiungi un obiettivo intermedio (opzionale): il prossimo traguardo, per esempio «L’articolo è completamente scritto».
- Scrivi l’obiettivo del blocco: cosa avrai in questo blocco, per esempio «La prima bozza della scaletta è fatta».
- Annota la prossima azione (opzionale), il più piccolo passo che puoi fare adesso. Esempio: «Aprire il documento e annotare tre punti per la scaletta».
- Comincia.
Formula ogni obiettivo come uno stato compiuto: «è fatto», non «fare». Rendi l’obiettivo del blocco ambizioso ma raggiungibile; troppo grande significa paralisi, troppo piccolo significa mancanza di slancio. Questo obiettivo è il risultato che vuoi dal blocco e il metro con cui lo misuri.
Scrivere più righe per un compito sembra eccessivo all’inizio. Fallo lo stesso: quando la concentrazione cala, uno sguardo al foglio ti dice cosa stai facendo e perché.
Dopo sei nel lavoro, senza altri rituali né transizioni.
E se ancora non riesci a entrare in deep work?
A volte scrivi l’obiettivo e divaghi lo stesso. Restare bloccato non è un motivo per terminare il blocco.
Se provi solo a ritrovare la strada nella testa, giri in tondo. La penna ti costringe alla chiarezza, perché non puoi annotare un passo senza sapere qual è. Scegli lo strumento in base a ciò che succede:
| Cosa succede | Cosa fai |
|---|---|
| Un pensiero ti porta via | Coglilo, scrivi una parola chiave sul foglio dei pensieri, torna |
| Perdi il filo di ciò che stavi facendo | Scrivi il prossimo mini passo sul foglio di protocollo, eseguilo |
| Sei bloccato su un problema | Descrivilo in una frase, poi formula il passo più piccolo possibile |
| Non funziona niente | Passa a un altro aspetto dello stesso compito |
Quando perdo il filo in un compito, annoto il prossimo mini passo. Solo pensarci mi riporta al compito, e il passo annotato diventa la mia ancora.
Se noti che sei estremamente stanco, questa è la risposta alla tua autovalutazione, non un problema di forza di volontà. Torna al controllo del corpo.
Perché è più facile entrare nel blocco successivo
Tutto questo è l’avvio completo per il tuo primo blocco. Quando il tuo spazio è pronto, il blocco successivo richiede solo pochi passaggi.
Scrivania, telefono e cuffie sono già sistemati. Ti serve solo:
- Arieggiare, ricaricare l’acqua.
- Attivare il corpo brevemente.
- Bagno.
- Respirare.
- Timer, obiettivo, via.
Rendi facile la ripresa prima di fermarti: annota l’ultimo passo e il prossimo sul foglio di protocollo. Così puoi riprendere subito dopo la pausa, invece di passare i primi minuti a capire dove ti eri fermato.
Riordina anche dopo ogni blocco, così il prossimo avvio è più veloce. Dopo qualche settimana il processo diventa una routine di deep work. Non pensi più ai passaggi, li fai e basta.
Quella routine si costruisce un blocco alla volta. Aggiungi i passaggi per terminare il blocco, fare la pausa e chiudere la giornata. Così lavori concentrato tutto il giorno. Scopri come funziona →
FAQ
Quanto tempo serve per entrare in deep work?
I 23 minuti citati spesso non sono il tempo che serve per entrare in deep work. Sono il tempo dopo cui il lavoro interrotto veniva ripreso (Gloria Mark, intervista al Gallup Business Journal, 2006). Nella sequenza sopra, sei dentro appena l’obiettivo è scritto.
Entrare in deep work è come entrare nel flow?
No. Entrare in deep work è qualcosa che fai; il flow è ciò a cui punta l’intera sequenza.
Quando scorre, continua, anche oltre il timer. Lo scopo del blocco è il risultato, non i minuti.
Conviene bere caffè prima del deep work?
La caffeina maschera la stanchezza, non la risolve. Prova un blocco di deep work con caffè e uno senza, e confronta il risultato, non la sensazione. Se ti serve una spinta, prova invece l’acqua o un mini allenamento.
Serve un orario fisso per entrare in deep work?
I blocchi di deep work non devono iniziare all’ora esatta. Alcune persone preferiscono un orario fisso, altre si sentono sotto pressione.
Scopri cosa funziona per te. Prepara il tuo spazio prima di ogni blocco; dal secondo blocco in poi è già pronto.
